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Quindicina della diplomazia: l’appello del CEPOD per una diplomazia haitiana efficace
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Quindicina della diplomazia: l’appello del CEPOD per una diplomazia haitiana efficace

Quindicina della diplomazia: l’appello del CEPOD per una diplomazia haitiana efficace

Il CEPOD sostiene una diplomazia haitiana efficace.

Giovedì 24 ottobre 2024 il centro di studi politici e diplomatici, CEPOD, ha lanciato la sua quindicina della diplomazia con un vertice che si è svolto all’hotel Montana di Pétionville. L’evento si è tenuto sul tema del posto di Haïti nella globalizzazione, alla presenza di un pubblico di ospiti di rilievo. Tra loro c’erano autorità pubbliche come l’allora primo ministro haitiano, Dr. Garry Conille (presidente onorario del vertice), e il suo ministro delegato agli Affari umanitari, sig. Herwil Gaspard. C’erano anche diplomatici stranieri, tra i quali l’ambasciatore del Canada, sig. André François Giroux (ospite d’onore del vertice), il Dr. Christian Mouala, direttore paese di ONUSIDA Haiti, e altre personalità pubbliche, come il sociologo Daniel Supplice, membri della stampa, come il giornalista senior Rotchild François Junior, e studenti di ogni tipo.

Haïti
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Gli interventi

Il vertice è cominciato con l’intervento del presidente del CEPOD, sig. Jean Jul Desauguste, che ha evocato il contesto dell’iniziativa e ha approfittato per sfiorare il calendario della quindicina, che secondo lui sarà molto carico di realizzazioni diplomatiche. I membri del CEPOD dovranno persino compiere viaggi all’estero a favore della diplomazia haitiana durante questo intenso periodo diplomatico, ha dichiarato.

Inoltre gli interventi del vertice sono stati suddivisi in tre grandi linee, ciascuna con un termine ben precisato che è servito da canovaccio agli interventi di ogni relatore.

Diplomazia e governance economica, diplomazia ed educazione politica, e diplomazia, crisi umanitaria e migratoria sono state affrontate rispettivamente dall’insieme dei relatori.

Il primo ministro haitiano, Dr. Garry Conille, nel suo intervento ha insistito sul fatto che il paese non dovrebbe smettere di vivere a causa della crisi di sicurezza che colpisce la capitale e una parte del dipartimento dell’Artibonite. La lotta contro le parti malate del paese passerà anche dalla valorizzazione delle zone risparmiate da questa cattiva patologia, secondo lui. A questo proposito ha preso l’esempio della Giamaica negli anni 70, la cui capitale si era trovata in una posizione simile alla nostra e che aveva usato una strategia simile, capace di dare frutti. Ha dichiarato di avere impegnato il suo governo in una tale via, in parallelo alla lotta per recuperare la parte del paese occupata dai gruppi armati. In questo senso si è rallegrato della ripresa della circolazione delle navi da crociera nel nord del paese.

Ha anche menzionato la necessità, per un paese come Haiti, ampiamente esposto al cambiamento climatico, di avere una diplomazia dotata di una visione illuminata e colta di ciò di cui il paese ha bisogno per il suo sviluppo, accompagnata da un programma ben definito e ambizioso da presentare ai partner internazionali. E anche la necessità per Haïti di avere alleanze con i paesi che hanno difficoltà simili alle sue. Ha citato il Ruanda sotto la guida di Paul Kagame come esempio, dove ha lavorato per un certo tempo per l’ONU all’inizio degli anni 2000 e che, meno di 25 anni dopo, era riuscito a trasformarsi in paese emergente e attore imprescindibile della sua regione con un approccio simile. "Il caso haitiano è un caso che bisogna aprire ad altri partner che cercano altri terreni in cui investire", ha concluso. È in questo senso che ha iscritto il suo ultimo spostamento in uno dei paesi del Golfo arabico.

L’ambasciatore canadese, sig. André François Giroux, dal canto suo, ha voluto sottolineare l’importanza di Haiti, che si trova vicino ai più grandi mercati borsistici del mondo e la cui rivoluzione, sfociata nell’indipendenza, ha ispirato le norme di libertà universale in vigore nella comunità internazionale, agli occhi del suo paese. Ha inoltre ricordato che Haïti è il primo partner del suo paese in termini di investimento pro capite. Il sostegno annuale di cento milioni di dollari canadesi alla polizia haitiana, il finanziamento in gran parte della missione di appoggio alla sicurezza guidata dal Kenya, in corso di dispiegamento contro i gruppi armati in Haiti, di cui il suo paese è il primo contributore finanziario, e l’investimento del Canada nella lotta contro la corruzione (unica ragione, secondo lui, capace di spiegare il sottosviluppo di Haiti), caratterizzato dalla messa in opera di un meccanismo di sanzioni contro una parte dell’élite haitiana coinvolta in pratiche di corruzione accertate, hanno tra l’altro costituito l’essenziale del discorso del diplomatico.

L’ex ambasciatore di Haïti nella Repubblica Dominicana, lo storico e sociologo Daniel Supplice, ha incentrato il suo intervento sull’attualità migratoria che oppone le autorità dominicane e i migranti haitiani. Ha ricordato soprattutto che Haïti non è sempre stato un paese di immigrazione. Ha sottolineato che le attuali autorità diplomatiche haitiane devono usare gli strumenti diplomatici a loro disposizione per esigere il rispetto dei diritti fondamentali dei migranti haitiani nella Repubblica Dominicana. Ha anche menzionato l’importanza, per le autorità haitiane interne, di mettere in opera un dispositivo che permetta di identificare le persone espulse dalla Repubblica Dominicana, che purtroppo a volte sono cittadini di altre nazioni, ma inviati in Haïti solo perché hanno la pelle nera. L’atteggiamento bestiale di certi agenti dell’immigrazione dominicana verso i bambini deve essere denunciato con rigore. Ha concluso il suo intervento insistendo sulla necessità, per le autorità haitiane e per la società haitiana nel suo insieme, di lavorare per rendere il paese più vivibile. Perché, se la gente parte, è perché fugge un malessere profondo.

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La posta in gioco del vertice

Il vertice si è svolto in un momento cruciale per il paese, un momento in cui l’esistenza stessa della nazione haitiana subisce minacce molto forti nei suoi confini più profondi.

Le minacce sono insieme interne ed esterne. Quelle interne sono caratterizzate dalla pressione permanente esercitata da gruppi armati sul popolo haitiano e sulle sue istituzioni statali. All’esterno, le minacce sono simboleggiate innanzitutto dal comportamento aggressivo, segno di un’ostilità continua, della Repubblica Dominicana verso Haiti, che negli ultimi tempi si materializza in particolare con l’espulsione massiccia, a volte illegale, ma soprattutto in modo del tutto disumano, di decine di migliaia di rifugiati haitiani (al di fuori delle norme di base dei diritti umani fondamentali) che fuggono la violenza dei gruppi armati haitiani, il tutto attraverso una politica razzista che prende di mira tutte le persone dalla pelle nera.

Minacce esterne caratterizzate anche dall’invisibilità della crisi haitiana su scala mondiale, dovuta a un contesto di turbamento costante in seno alla comunità internazionale. La crisi haitiana, che agli occhi di alcuni appare di minore importanza, è vergognosamente lasciata in secondo piano nonostante il numero considerevole di vittime, a vantaggio di altre crisi qualificate come più gravi, come il conflitto di influenza semiaperto tra le potenze emergenti riunite sotto la sigla BRICS e Alleati e le grandi potenze industrializzate del mondo. La crisi haitiana è resa invisibile anche dalla guerra israelo-palestinese-libanese, da quella in Sudan, da quella nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dai conflitti repertoriati negli Stati del Sahel e, molto certamente, da quella che oppone la Russia all’esercito ucraino.

L’importanza della diplomazia

In un contesto simile, la via diplomatica haitiana non può essere utile se resta chiusa in un silenzio sterile. In queste ore difficili, in cui il futuro della terra di Toussaint Louverture, di Jean-Jacques Dessalines e dei suoi figli è compromesso, la diplomazia haitiana ha il dovere di muoversi, di riarmarsi e di mettersi al passo, allo scopo di assicurare una vera rivitalizzazione dei suoi rami e di costituire una rappresentazione forte ed efficace della voce haitiana in mezzo a questo grande trambusto allarmante che è la globalizzazione messa a dura prova degli ultimi tempi. La diplomazia haitiana deve assolutamente essere all’altezza della sua missione estremamente rilevante e delle poste in gioco dell’ora.

Questo elemento, tra gli altri, compone ciò che è in gioco in questo vertice. Un evento che ha il suo posto nel panorama diplomatico haitiano, in particolare in un momento in cui la diplomazia haitiana non ha diritto al sonno e in cui il suo posto si è nettamente accresciuto, fino a diventare un attore maggiore per la sopravvivenza del popolo haitiano. Questo popolo lotta senza sosta da quando ha conquistato l’indipendenza, il 1º gennaio 1804.

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Moise Francois
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Moise Francois

Giornalista redattore, poeta e aspirante giurista.

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Fu la prima nazione nera a liberarsi dalla schiavitù e a ottenere l’indipendenza dalla Francia nel 1804, influenzando altri movimenti di liberazione in tutto il mondo e ispirando lotte per la libertà e l’uguaglianza.

Bellezza naturale

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Haïti vanta paesaggi naturali spettacolari, tra cui spiagge di sabbia bianca, montagne e una ricca biodiversità.

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Haïti vanta un ricco patrimonio storico, che comprende siti come la Citadelle Laferrière e il Palazzo Sans-Souci, entrambi dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Cultura

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Haïti possiede una cultura ricca e diversificata, influenzata da elementi africani, europei e indigeni. La musica, la danza, l’arte e la cucina haitiane sono celebrate in tutto il mondo.